J. Francisco Morales Domínguez - Alexandra Vázquez Botana -
Alejandro Magallares Sanjuán (2013)
Riassunto:
INTRODUZIONE
L'applicazione delle conoscenze psicosociali ottenute nella ricerca per migliorare le condizioni di vita è stata una costante nella
nostra disciplina sin dal suo inizio. Lewin, riconosciuto come teorico pratico, fondò istituti come la Commissione per le Interrelazioni
Comunitarie e il Centro di Ricerca per le Dinamiche di Gruppo, con l'obiettivo di integrare ricerca e applicazione pratica.
Sebbene questi sforzi siano stati interrotti dopo la morte prematura di Lewin, altri psicologi sociali hanno continuato a condurre
studi simili in aree come la modifica dei pregiudizi, i cambiamenti negli orientamenti politici, il comportamento criminale e la salute
mentale. Questa attenzione alle applicazioni è stata mantenuta e intensificata durante l'espansione della psicologia sociale tra il
1950 e il 1978 circa, nota come l'era classica.
Ciononostante, la questione delle applicazioni è diventata oggetto di un intenso dibattito tra gli psicologi sociali.
IL PERIODO CLASSICO DELLA DISCIPLINA E IL DIBATTITO SULLE APPLICAZIONI PSICOSOCIALI
In questo periodo, abbiamo assistito a un aumento del numero e della qualità delle applicazioni delle conoscenze psicosociali
ottenute nella ricerca. Lindzey, nel curare l'Handbook of Social Psychology, ha segnato una rottura significativa con la precedente
tradizione di Murchison, concentrandosi sul renderlo il principale riferimento nella disciplina. Le edizioni del 1954 e del 1968-69
dedicarono diversi capitoli alle applicazioni psicosociali emergenti in settori quali la salute, l'istruzione, il lavoro, la politica,
l'economia e le relazioni interpersonali.
Vengono evidenziate applicazioni pionieristiche come la progettazione ambientale, la modifica degli atteggiamenti e dei pregiudizi
razziali, gli interventi di salute mentale e la formazione sulle abilità sociali per gli insegnanti. C'era anche un notevole attivismo tra
gli psicologi sociali a favore della desegregazione razziale negli Stati Uniti, evidenziato in studi sull'autoritarismo e il dogmatismo,
come quelli di Adorno, Frenkel-Brunswick, Levinson e Sanford, così come Rokeach.
Questo periodo è caratterizzato da una crescente connessione tra ricerca e applicazione, influenzata da nuove teorie come
l'attribuzione, la comunicazione persuasiva e la teoria dell'azione ragionata. Tuttavia, è sorto un dibattito sulla rilevanza di queste
applicazioni all'interno della Psicologia Sociale, noto come "crisi", che ha evidenziato una mancanza di attenzione ai problemi
quotidiani che colpiscono le persone. Questo dibattito, condotto da McGuire e Ring, ha evidenziato l'importanza cruciale delle
applicazioni per la disciplina e la necessità di approfondirne il significato e l'efficacia al fine di raggiungere una comprensione più
completa del suo ruolo nella ricerca e nella teorizzazione.
L'EMERGERE DELLA PSICOLOGIA SOCIALE APPLICATA
Nel 1973, il primo incontro di psicologi sociali a Maiorca è stato fondamentale per iniziare il campo della psicologia sociale applicata.
Questo evento portò alla pubblicazione del primo manuale edito da Deutsch e Hornstein nel 1975, con la partecipazione di
eminenti psicologi come Kelley, Schachter, Singer, Deutsch, Maslach e diversi europei. Questo periodo vide un'esplosione nella
pubblicazione di manuali e collane editoriali, con nomi come Fisher, Rodrigues, Oskamp e Weyant che spiccarono. L'inclusione di
capitoli dedicati nel manuale di Lindzey e Aronson e l'emergere di riviste come "Basic and Applied Social Psychology" hanno segnato
un cambiamento significativo verso una psicologia sociale più applicata e rilevante.
UN NUOVO APPROCCIO
Intorno al 1980 emerge un nuovo approccio in Psicologia Sociale che si caratterizza per diversi punti chiave:
1. Le applicazioni psicosociali si integrano in modo coerente con le attività teoriche e di ricerca della disciplina, passando da semplici
"applicazioni" ad una strutturata "Psicologia Sociale Applicata".
2. C'è una riflessione collettiva tra gli psicologi sociali sul concetto di applicazione, rompendo con i metodi precedenti per
concentrarsi non solo sull'applicazione, ma su come farlo in modo ottimale e considerarne le conseguenze.
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Realizzato da MatyBuda
, 3. Vengono rivalutate le relazioni tra teoria, ricerca e applicazione, esplorando come le applicazioni possano contribuire
attivamente alla teoria e alla ricerca psicosociale.
4. Le applicazioni psicosociali sono soggette a standard più rigorosi, come quelli proposti da Shelley Taylor, che garantiscono che
siano basate su linee di ricerca psicosociale, agiscano in aree di rilevanza sociale, utilizzino metodologie appropriate e dimostrino
empiricamente la loro efficacia.
I MODELLI DI RELAZIONE TRA APPLICAZIONE PSICOSOCIALE, TEORIA E RICERCA
Per comprendere appieno il nuovo approccio alle applicazioni psicosociali, è essenziale esaminare i modelli di relazione tra
applicazione, teoria e ricerca emersi intorno al 1980. Questi modelli cercano di integrare queste tre attività della disciplina per
stabilire una vera e propria "Psicologia Sociale Applicata". Diversi autori hanno proposto modelli di questo tipo, come Varela,
Deutsch, Bickman, Proshansky e Fisher, tutti esaurientemente recensiti da Sánchez Vidal.
Tuttavia, tre modelli sono stati particolarmente accettati e duraturi nel tempo: il modello di "ricerca-azione" di Lewin, il modello
"a ciclo completo" di Cialdini e il modello di "psicologia sociale applicabile" di Mayo e LaFrance.
MODELLO DI "RICERCA-AZIONE"
Il modello proposto da Lewin nel 1946 è ancora rilevante in aree come l'educazione e la comunità, ed è stato un'ispirazione
duratura per gli psicologi sociali nel loro lavoro applicato. Questo approccio si basa su una sequenza di tre principali attività di
applicazione psicosociale. In primo luogo, c'è la teorizzazione psicosociale, che fornisce i principi generali. Segue l'analisi della
realtà specifica su cui si focalizza l'applicazione, seguita dall'intervento vero e proprio. Ognuna di queste fasi è internamente
complessa e collegata in un ciclo di feedback che permette all'applicazione di nutrirsi sia di conoscenze teoriche che di esperienze
pratiche.
Il modello implica che ogni tentativo applicativo faccia avanzare le conoscenze teoriche, poiché la valutazione al termine
dell'intervento informa sul suo successo e conferma o confuta la teoria iniziale. Questo crea una spirale di progresso continuo dove
la teorizzazione avanza ad ogni valutazione, aprendo la strada a interventi futuri più efficaci. In breve, il modello di "ricerca-azione"
combina teoria, ricerca e azione in un processo ciclico che guida il progresso.
MODELLO "CICLO COMPLETO"
Cialdini ha proposto un modello che affronta il passaggio dalla ricerca sperimentale in psicologia sociale al mondo reale. Riconosce
la difficoltà di applicare i risultati di laboratorio alla vita di tutti i giorni e suggerisce di condurre test sul campo per verificare
l'efficacia e la validità dei processi scoperti. Questi test permettono di aggiustare e affinare in laboratorio i risultati iniziali,
chiudendo un ciclo che si ripete in una spirale di progresso.
Questo approccio non si concentra direttamente sulle applicazioni pratiche, ma fornisce una base fondamentale per esse. Un
esempio illustrativo è il lavoro di Boen e colleghi in Belgio, che collega l'esibizione del sostegno politico nelle famiglie ai risultati
elettorali. Questo studio dimostra la generalizzazione di processi scoperti in contesti sperimentali a situazioni del mondo reale,
convalidandone così l'utilità. Sebbene non sia direttamente applicabile, questo tipo di ricerca offre spunti preziosi per la strategia
politica.
MODELLO DI "PSICOLOGIA SOCIALE APPLICABILE"
Il modello proposto da Mayo e LaFrance nel 1980 è il più complesso tra quelli formulati all'epoca nella psicologia sociale applicata.
Introduce due importanti novità rispetto ai modelli Lewin e Cialdini. In primo luogo, evidenzia il concetto di qualità della vita come
motore centrale dell'applicazione psicosociale, sottolineando che qualsiasi intervento deve cercare di migliorarla. La seconda
innovazione è l'introduzione degli "adattatori", che facilitano l'integrazione e l'armonizzazione delle fasi del modello.
Questo modello segue una sequenza che parte dalla qualità della vita, passa attraverso la costruzione di conoscenze adeguate e
culmina nell'uso e nell'intervento, utilizzando adattatori che facilitano il passaggio tra ogni fase. Si tratta di un modello ciclico che
valuta il successo dell'intervento per verificare se ha realmente migliorato la qualità della vita, riavviando il processo se necessario.
Tuttavia, il modello è normativo e idealistico, il che lo rende difficile da implementare completamente a causa della sua complessità.
Richiede l'uso di sei adattatori in totale, distribuiti a coppie, il che aggiunge notevoli difficoltà di coordinamento e pianificazione.
Ad esempio, per affrontare il miglioramento della qualità della vita di un gruppo specifico di afroamericani con problemi di salute
e abitudini problematiche, sarebbe necessaria un'analisi approfondita del sistema sociale, economico e legale che li circonda.
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