,A Venezia, nei vicoli che i turisti non trovano mai, c'era una
bottega senza insegna. Dentro, un uomo di nome Orsino
dipingeva sogni.
Non metaforicamente. I clienti entravano, si sedevano su una
sedia di velluto rosso, chiudevano gli occhi e descrivevano il
sogno più bello che avessero mai fatto. Orsino ascoltava in
silenzio, poi dipingeva.
Il quadro era sempre pronto il giorno dopo. E quando il cliente
lo guardava, rientrava nel sogno — completamente, con tutti i
sensi.
Una sera arrivò una bambina di forse dieci anni, sola. Non
aveva soldi. Disse che il suo sogno era l'unico posto dove
rivedeva sua madre.
Orsino non disse nulla. Lavorò tutta la notte, usando colori che
non aveva mai mescolato prima — colori che brillavano
leggermente al buio.
La mattina dopo, quando la bambina aprì gli occhi dopo aver
guardato il quadro, stava sorridendo in modo diverso. Non il
sorriso di chi ha ricevuto un regalo, ma di chi ha ricordato
qualcosa di fondamentale.
Orsino guardò il quadro rimasto sul cavalletto. Era vuoto.
Aveva dato alla bambina non una copia del sogno, ma il sogno
vero. L'ultimo che gli rimaneva.
Chiuse la bottega serenamente.
,